La Visione di Dio per le Anime
LA VISIONE DI DIO PER LE ANIME
Casavatore 06-07-2025 PREDICAZIONE: PASTORE ANTONIO RUSSO
Con la Parola di oggi, vogliamo iniziare una nuova serie per parlare della visione di Dio per i perduti, della visione di Dio per le anime, del desiderio di Dio di salvare quello che si è perso. Noi siamo salvati e nel cuore di una persona salvata c'è il desiderio di salvare altri, perché il cuore è stato vinto da Cristo e si diventa altruisti, come noi abbiamo ricevuto dobbiamo trasmettere ad altri. Per farlo dobbiamo comprendere che noi come Chiesa non siamo il problema ma siamo la soluzione. Ora, andiamo alla lettura riportata in Isaia 9: 5-6; “Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato. Sulle sue spalle riposerà l'impero, e sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace. 6 Non ci sarà fine all'incremento del suo impero e pace sul trono di Davide e sul suo regno, per stabilirlo fermamente e rafforzarlo mediante il giudizio e la giustizia, ora e sempre. Questo farà lo zelo dell'Eterno degli eserciti.” Questa promessa parla del re Davide e della venuta di Gesù, il cui impero non avrà mai fine. Tutto è sotto il controllo di Dio, nulla è una sorpresa per Lui perché ogni cosa è già scritta nel Suo disegno, perciò vogliamo incoraggiarci a rientrare nel Suo proposito e nel Suo piano. Non ci sarà fine all'incremento del Suo regno, il Regno di Dio non finirà mai di espandersi. Fino a che Gesù non ritornerà il Suo Regno sarà sempre in espansione e dobbiamo salvare quante più persone possibili. Noi siamo strumenti di Dio per entrare nel Suo progetto affinché il Suo Regno si espanda sempre. Ma ci dobbiamo porre delle domande: la Chiesa cosa ha fatto nell'arco della storia? Negli ultimi tempi, grazie a Dio, le cose stanno cambiando, ma la Chiesa ha perso la visione dell'espansione. Dio ha detto in Genesi: “Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra”, ma la Chiesa ha perso questa visione. Dio ha sempre avuto la visione per le anime, e se non fosse stato così noi oggi non saremmo qui, non potremmo adorare Dio, stare alla sua presenza, nascere di nuovo, godere delle sue meraviglie. Dio ha mandato Suo Figlio a morire sulla croce per la salvezza di ogni persona: “Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16). “Chiunque” significa tutti, anche quelli che non ci piacciono. Tutto quello che raccogliamo come decime e offerte viene investito nelle anime, nelle persone, nella nostra vita e in quella degli altri, perché la visione di Dio sono i perduti. Se siamo in salute possiamo predicare l'Evangelo, se siamo benedetti finanziariamente possiamo finanziare il Regno di Dio, perché tutto ruota intorno ai perduti. Possiamo incrementare opere sociali ma non dobbiamo sostituire l'Evangelo del Regno con l'Evangelo sociale. L'Evangelo del Regno porta guarigione, trasformazione e liberazione, e se ciò che predichiamo non guarisce, non libera e non trasforma, è un insulto alla croce. Il nostro scopo è predicare l'Evangelo del Regno, perché nel cuore di Dio e nel cuore di questa Chiesa ci sono e ci saranno sempre le anime, poiché non siamo un club, ma una Chiesa viva per i perduti. Noi sappiamo che il nostro obiettivo non è semplicemente che i nostri figli si sposino con i figli di altri credenti, ma siamo chiamati ad espandere il Regno di Dio e a predicare la Parola di Dio. Centinaia, migliaia di persone sono venute a questo altare a confessare Gesù come Signore della loro vita, a riceverlo nel proprio cuore, e il Regno di Dio è sempre in espansione, perché non è un Regno statico, ma dinamico, in azione, che vive il movimento di Dio. Una Chiesa che non cresce è una Chiesa che ha perso la mentalità dell’espansione, si chiude nelle quattro mura, si isola dai perduti, dimenticando che anche noi un giorno eravamo tra loro, peccatori e peccatrici, lontani dalla Sua presenza, ma raggiunti dalla Sua misericordia. Una Chiesa che pensa solo a sé stessa, al proprio benessere e non a quello degli altri si paralizza, si blocca, non è efficace per conquistare anime e ha bisogno di essere liberata da una mentalità ristretta per acquisire la mentalità del Regno di Dio. Noi spesso pensiamo che basta stare bene noi e la nostra famiglia, ma questa non è la visione di Dio, la Sua visione è quella di espandere il Suo Regno sempre di più. Se noi avessimo la stessa mentalità del Regno che abbiamo per le nostre cose personali, espanderemmo il Regno di Dio con la stessa determinazione con cui provvediamo per la nostra casa e la nostra famiglia. Dio ci dice di non limitarci solo a noi stessi, ma di allargare la nostra visione e vedere il bisogno che ci circonda. Chi ha la mentalità del Regno condivide, chi non ce l’ha trattiene, ma la Bibbia dice che chi trattiene impoverisce e chi dà arricchisce. Noi dobbiamo dare il messaggio che ha cambiato la nostra vita, dobbiamo predicare Cristo e annunciare la volontà di Dio. Il Regno è sempre in espansione, Gesù disse che le porte dell'inferno non potranno vincere. La mentalità della Chiesa spesso dice di chiudersi dentro, di proteggersi, di barricare le porte per non essere attaccati, ma questa non è la mentalità del Regno di Dio. La mentalità del Regno dice che noi non aspettiamo l'attacco, ma siamo noi ad attaccare il nemico, andiamo nel suo territorio e strappiamo le anime dalle tenebre portandole nel Regno di Dio, come Gesù ci ha detto: “Io vi mando come pecore in mezzo ai lupi, ma io non vi lascerò, io sarò con voi.” La mentalità del Regno è essere sempre allerta, perché Dio non dorme e non sonnecchia. Non è il diavolo che viene ad attaccare noi, ma siamo noi che andiamo ad attaccare lui. Gesù è venuto a colonizzare la terra, ha formato discepoli e li ha mandati a predicare l'Evangelo del Regno, dicendo non di chiudersi dentro ma di andare fuori. La mentalità del Regno non aspetta che le cose accadano, ma fa di tutto perché accadano, perché siamo chiamati ad essere provocatori contro il Regno delle tenebre. Ricordiamo la parabola dei talenti in Matteo 25: “un uomo riceve cinque talenti, li moltiplica e ne ottiene dieci; un altro riceve due talenti e ne ottiene quattro; ma colui che riceve un talento lo nasconde e al ritorno del padrone lo restituisce senza moltiplicarlo.” Questa non è espansione, ma una mentalità ristretta chiusa nelle quattro mura, per cui Gesù rispose a colui che aveva nascosto il talento dicendo: “Togliete dunque il talento e datelo a colui che ha dieci talenti, poiché a chiunque ha sarà dato e sovrabbonderà, ma a chi non ha gli sarà tolto anche quello che ha.” Quello che ha si espande e riceve di più, quello che non ha perde anche ciò che pensa di avere. Questo parla alla nostra mentalità, perché anche se sembra poco, abbiamo la possibilità di farlo fruttare e moltiplicare. Gesù stava condannando la mentalità ristretta, quella delle quattro mura dove nessuno deve darci fastidio, dove mettiamo una porta di ferro e nessuno può entrare, ma questa non è la mentalità di Dio, non è la mentalità del Regno di Dio. Gesù poi disse: "e gettate questo servo inutile nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridore dei denti." Dio ci chiama ad espanderci, ci dice che ci ha dato il potenziale per non rimanere sterili ma per moltiplicarci, perché la mentalità del Regno è sempre per l’espansione. C'è la testimonianza di un ministro che muore in un incidente e racconta di aver visto che su 2000 persone morte, solo 50 sono andate in cielo e 1950 all’inferno, perché la Chiesa non sta rispondendo alla sfida di predicare l’Evangelo ad ogni creatura. Se non siamo noi a strappare le persone dall’inferno, Dio non lo può fare perché ha dato autorità e potenza a noi. Dio ha messo in noi un potenziale che deve essere messo in azione per influenzare, predicare e strappare anime dal regno delle tenebre per portarle nel Regno di Dio. Dio ha detto chiaramente che la Chiesa non sta rispondendo al grande mandato di predicare l’Evangelo ad ogni creatura, perché è troppo comoda, pensa di avere tutto ma in realtà manca di tutto. La lettera nel libro dell’Apocalisse alla Chiesa di Laodicea dice: “tu pensi di essere ricco ma sei misero, povero e nudo.” Questo accade anche oggi quando leader, mentori e discepoli si accontentano di quello che hanno e per questo non conquistano i perduti, non vanno a predicare ai tossicodipendenti, alle prostitute, ai maghi, agli avvocati, ai dottori, mentre Dio ci chiama a espanderci e a non accontentarci. Lo Spirito Santo che vive in noi non è venuto solo per parlare in altre lingue, ma per darci potenza per essere testimoni in Gerusalemme, Giudea, Samaria e fino all’estremità della terra. La prima cosa che la Chiesa ha perso è stata la visione dell’espansione, la seconda cosa è stata la visione di andare in tutto il mondo.
Marco 16:15; “Poi disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate l'evangelo a ogni creatura;”
Questo è per tutti noi, non solo per loro, ma purtroppo oggi la Chiesa non pensa a raggiungere i perduti, le città e le nazioni. Sapete, quando si cambia il locale di culto si perde circa il 10% dei credenti per comodità, perché manca la mentalità dell’espansione e del Regno di Dio, poiché alcuni pensano sia meglio essere pochi, ma Dio pensa tutti. L’apostolo Paolo scrive a Timoteo che Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità. Alcuni vedono solo i problemi quando arriva un’anima nuova, ma non vedono la salvezza dalle tenebre. Il desiderio di Dio è che ogni anziano, mentore e discepolo si espanda e non rimanga chiuso nella propria mentalità. La Chiesa ha perso la mentalità del Regno per almeno tre motivi: Il Primo motivo è che la Chiesa ha perso l’urgenza del ritorno di Gesù. La Chiesa del primo secolo viveva come se Gesù dovesse tornare domani, mentre oggi vive come se Lui non dovesse tornare mai, ha perso l’urgenza, ma Gesù sta tornando e mancano solo secondi. Il Secondo motivo è che la Chiesa ha perso la passione per le anime. La Chiesa è diventata egoista, pensa che basti che Lei sia salvata senza preoccuparsi degli altri, perdendo così la passione di raggiungere i perduti. Il Terzo motivo è che i predicatori di oggi predicano un altro evangelo, un evangelo sociale senza ravvedimento. Oggi pochi vengono all’altare per confessare Gesù, pochi predicano il ravvedimento, pochi mostrano la potenza di Dio, ma noi dobbiamo predicare il ravvedimento e manifestare la potenza di Dio perché Lui non è cambiato, è lo stesso ieri, oggi e per sempre. La vera condizione del mondo in questo momento è che le persone che vivono senza Gesù si muovono come se ci fosse un call center dove parlano tra loro senza Cristo, mentre noi abbiamo un gruppo dove mandiamo messaggi. Ma se andiamo nel mondo e ascoltiamo le persone senza Cristo, i nostri problemi diventano insignificanti, perché i veri sono quelli di chi ha vissuto abusi, malattie, solitudine, paura, fallimento, insicurezza, depressione e disperazione. Noi, che abbiamo Gesù, non abbiamo problemi perché Cristo vive in noi, speranza di gloria. In greco ci sono tre termini diversi per definire il mondo.
La prima parola è “Aion”, che significa ordine sociale contro Dio, il presente malvagio secolo capeggiato da Satana. “Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui,” (1°Giovanni 2:15). Questo ordine sociale è nemico di Dio, come Giacomo 4:4 dice: “Adulteri e adultere, non sapete che l'amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio.” Non possiamo essere amici del mondo ma solo predicare loro l’Evangelo, e la Bibbia ci avverte di non accoppiarci, non fare società e non sposarci con gli infedeli, perché questo distruggerebbe la nostra esistenza; questo è l’amore di un Padre che ci ama e vuole salvarci. Sapete, non è perché una persona viene in chiesa che ha la garanzia di salvezza, così come non diventa una macchina se va in un garage o una gallina se entra in un pollaio, allo stesso modo, non è perché andiamo in chiesa che siamo cristiani. Questo ci dice che i costumi del mondo, lo stile di vita del mondo, non sono lo stile di vita di Dio.
La seconda parola è “Kosmos”, che si riferisce alla creazione: monti, verde, tramonti, animali, mare, tutto ciò che Dio ha creato. Questo non è l’ordine sociale capeggiato da Satana, ma il creato di Dio, il Kosmos, che noi possiamo amare come opera divina.
La terza parola si riferisce alle persone: “Dio ha tanto amato il mondo …” non parla dell’ordine sociale, ma delle persone perdute. Queste sono le persone che vivono nella depressione, nella malattia, nella delusione, nell’ansia, persone che Dio ama profondamente. Anche noi prima eravamo depressi, drogati, idolatri, peccatori, ma oggi apparteniamo a Cristo, e proprio per questo la nostra attitudine verso le persone del mondo deve cambiare. Non parliamo dell’ordine sociale che è nemico di Dio, né del Kosmos che è la creazione di Dio, ma delle persone che hanno bisogno di ricevere non una parola di condanna, ma una mano tesa, aiuto e disponibilità. Dobbiamo avere compassione per le persone del mondo, perché Dio ha compassione. Purtroppo, molte volte la Chiesa è brava solo a giudicare e criticare queste persone, e spesso i commenti negativi che riceviamo sui social non vengono dal mondo, ma dai religiosi. È triste vedere la Chiesa perdere la visione di Dio per i perduti, diventando giudicante e condannante. Dobbiamo iniziare a vedere la nostra famiglia e i perduti con gli occhi di Dio, stendendo una mano per toccare il mondo. Come possiamo toccare il mondo? La Bibbia dice che noi siamo il corpo di Cristo, come scritto in 1°Corinzi 12:27: “Or voi siete il corpo di Cristo e sue membra, …” Le nostre mani sono le mani di Cristo, la nostra bocca è la bocca di Cristo, i nostri piedi sono i piedi di Cristo, il nostro corpo è il corpo di Cristo. Dio tocca i cuori attraverso di noi, parla alle persone attraverso di noi, usa noi perché non ha un altro metodo. Anche a Cornelio l’angelo non predicò l’Evangelo, ma gli disse dove trovare Pietro per ascoltare il messaggio, perché non spetta agli angeli predicare Gesù: Dio ha scelto di farlo attraverso di noi. Oggi alcune chiese crescono solo per trasferimento di credenti, ma in quelle chiese non ci sono battesimi né appelli di salvezza perché tutti sono già salvati. Noi ringraziamo Dio perché il 95% delle persone in questa chiesa erano perdute e oggi sono salvate, ed è così che cresce il Regno di Dio. Non dimentichiamo: questa non è la nostra chiesa, né la tua, ma la Sua, e la Sua visione è chiara: espandere il Regno, salvare i perduti, preparare la sposa; questa visione deve essere anche la nostra. Le anime ci aspettano, il tempo è ora: rispondiamo alla chiamata.
